Da parecchio ormai ho verificato che la proverbiale efficienza milanese è andata a farsi friggere (o benedire, a seconda della soggettività). Nel
sito di Palazzo Reale, sulle informazioni della mostra dedicata a
Edward Hopper c'è scritto tutto maiuscolo "ingresso gratuito", cosa che ci ha lasciato un po' perplessi, salvo poi scoprire che non è vero.
Alla biglietteria c'è stato lo stupore degli addetti e l'immediata difesa sia dei curatori della mostra, sia della società che si occupa dell'allestimento, sia di quella per la vendita dei biglietti. Restava solo il Palazzo. Ma, in quanto tale, gli viene risparmiata la responsabilità oggettiva. Bah. Paghiamo e entriamo.
La teoria secondo cui le opere vadano illuminate di sghimbescio, con faretti dalla luce gialla che creano un'atmosfera fumosa e spengono il colore, io non la capirò mai. Già con
Keith Haring avevano ammazzato i disegni, con Hopper - cultore della luce/ombra - hanno smorzato i toni. E come se non bastasse abbiamo assistito alla spiegazione della guida a un gruppo. Nella sezione in cui ci sono
due pitture di interni e
sei esterni sui ponti di Parigi, la guida ha insistito su un interno scala e poi, voltando il pannello divisorio e passando a un'altra sala ha esclamato enfaticamente e con trasporto rapito: "Ed ecco la luce!"...
Ora, io capisco che Hopper può non piacere, trovarlo statico e monotono sia nelle forme che nei colori, ma non è che bisogna per forza farlo passare come un genio dell'arte del Novecento. E che il gruppo fosse più sconcertato di me l'ho capito dalla frase di una delle signore. Togliendo per un attimo la cuffietta e parlando all'orecchio del marito gli ha semi sussurrato: "E stasera... una bella lasagneeetta?".